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n°09 di Adriana Scalise

Cin

 

Mani come badili: c'era una volta il Cin

 

C'era una volta il Cin ...
... e c'è ancora


Piuttosto che come la storia di una biografia, questo documentario si configura come la biografia di una storia. Una storia, neppure troppo remota, che appartiene all'universo collettivo di una o meglio di due comunità: la Ruggers Tarvisium e il Gruppo Grotte. Una storia peraltro condivisa dall'intera città di Treviso, dove - come accadeva in molte città italiane, negli anni Settanta e i primi anni Ottanta, ferveva ancora il fermento ideologico post sessantottino. 
Col sussidio di spezzoni di video amatoriali dell'epoca ed attraverso la testimonianza appassionata e sincera degli amici e di alcuni famigliari, Tono De Vivo ed Enzo Procopio hanno realizzato un documentario che ripercorre la vita di Francesco Dal Cin, rugbista e speleologo. Dai racconti, quasi tutti in dialetto trevigiano, di aneddoti ed episodi di vita vissuta insieme agli amici, emerge l'animo schietto, gioviale e cameratesco di un uomo grande, per statura e per cuore, che amava vivere intensamente ed amava condividere la sua vita con le persone che amava.

Impossibile non provare nostalgia - che poi è soltanto uno, fra i vari sentimenti che la visione di questo documentario suscita - per quegli anni pionieristici, per il rugby e per la speleologia, in cui c'era tanta voglia di fare, di costruire, di credere in qualcosa. E poi le cose si facevano per davvero, con pochi mezzi ma con la semplicità e la leggerezza che solo la passione vera e l'energia pura sanno infondere.

Qualità queste (passione ed energia) che, non possiamo fare a meno di constatare, il “professionismo spinto” dei nostri giorni ha relegato in secondo piano, in nome di un tecnicismo assoluto e per certi versi, mi si lasci dire, dissennato.
Ed è proprio sulla base di queste premesse che le squadre della Ruggers Tarvisium e del Gruppo Grotte sono cresciute ed hanno raggiunto buoni risultati. Laddove per risultato si intende soprattutto solidarietà e coesione di gruppo, considerate non tanto come il mezzo per giungere al successo, ma il fine stesso da raggiungere, questo si, con successo.

Un racconto appassionato, fatto di viaggi, molti dei quali in Cappadocia, di trasferte, ed avventure di ogni tipo, in cui goliardia e spirito di squadra, rinsaldati da chitarra, barzellette e vino, diventano i protagonisti assoluti di un'avventura coinvolgente, alla cui guida troviamo quel capitano di ventura che fu ed è ancora (i suoi amici non hanno dubbi) Francesco Dal Cin.

Adriana Scalise

 

 

Mani come badili nel buio amico

Sulla roccia liscia e nel fango che incolla, nelle acque limpide di sifoni profondi.

Mani come badili a tessere nodi,
a inventare percorsi, a descrivere vie sotterranee, nascoste.

A portare feriti e donare conforto, a placar la paura, ad urlare la forza.
A indicare stupite fiori e gemme di roccia, a cercare, ostinate, risposte, o mistero.

A stringere lievi ben più piccole mani, di scriccioli attenti e un po' timorosi,
a guidar passi incerti, a gettare una luce, su ciò che si trova al di sotto del cielo.

Mani come badili, nelle piazze ed in strada, a portare bandiere, a gridare diritti.
A distruggere dubbi, a indagare certezze, a rider le mode, a sputar sul consenso.
Ad abbattersi chiuse, chiuse a pugno da maglio, sopra tavoli ignari,
per parlare del mondo.

Mani come badili sull'ovale di cuoio,
nella nebbia o nel sole, sopra campi bagnati o già duri di ghiaccio.

Occhi come finestre, tra la barba ed il cuore.
Voce come tuono, rassicurante come un basso continuo.

Se esiste un mondo al di là della soglia, ci piace pensarlo di montagne e di grotte,
di campi da rugby, di fiumi e di mari, di osterie d'altri tempi.
Ci piace pensarti un po' assorto a fumare,
mentre respiri spazio a mille miglia di distanza.
Se ciò che resta è soltanto il ricordo, hai vinto in partenza.
Amico, fratello, padre, compagno e maestro, ci hai insegnato di tutto.
A resistere duri ai placcaggi della vita, a non mollare mai,
“senza perdere la tenerezza”, come disse quel “Che” che hai molto amato.
Ci hai insegnato la partecipazione, la solidarietà, la disponibilità, la condivisione.
Continueremo a esplorare, a giocare, a bere e a cantare anche per te, ma è dura,
amico grande, è dura.
Saremo in grotta a coprirci di buio, su un campo da rugby a coprirci di fango,
di fronte a un bicchiere a riempirci di vino.
Ma per quanto si possa tentare, non sarà mai più la stessa cosa.
Cerchiamo parole ma escono lacrime, senza ritegno né vergogna.
Le parole faticano a parlare di assenza.
Ciao, Cin


Tono De Vivo

 

 

 

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presa al volo / n°52

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  presa al volo / n°52 - 15.06.18   ciao Simo!     Mi ricordo il giorno che sei arrivato al campo accompagnato da tuo papà, il mitico “Pana”. Nei tuoi occhi si vedeva la decisione e la vivacità. Avevi deciso, tu avevi deciso, di venire a giocare con noi,...

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