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presa al volo / n°52

ciaosimo presa

 

presa al volo / n°52 - 15.06.18

 

ciao Simo!

 

 

Mi ricordo il giorno che sei arrivato al campo accompagnato da tuo papà, il mitico “Pana”. Nei tuoi occhi si vedeva la decisione e la vivacità. Avevi deciso, tu avevi deciso, di venire a giocare con noi, di cambiare squadra. Ci hai messo due allenamenti per ambientarti al terzo eri uno dei nostri, pur restando legato con lealtà a affetto ai vecchi compagni del Villorba. Sei velocissimo, qualche volta quando serve giochi all'ala, e fai anche mete, ma non ti piace. Tu sei Flanker! Ti piace entrare nel vivo della lotta e del gioco e lì dai il meglio. Sprizzi vita da tutti i pori, affronti la vita a cento allora, anche a cavallo della tua vespetta verde che anche domani sarà in bella mostra al campo. Hai trovato una nuova passione, il disegnatore di fumetti e capsici che quella è la tua strada e ti ci butti a capofitto. Fino a quella maledetta domenica di un freddissimo febbraio.

Il vuoto che hai lasciato è stato colmato dall'amore dei tuoi fantastici genitori e ogni anno questo torneo è la tua festa! I tuoi amici che giocano per te e con te, fregandosene del risultato, per il piacere di stare lì con te e per te. Ci sarà come ogni anno qualche momento di commozione e qualche occhio lucido, ma poi prenderà posto l'allegria, come piace a te.

Ciao Simo! Un grande abbraccio a Pana a Antonietta!

S. A.

 

 

 

 

presa al volo / n°51

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presa al volo / n°51 - 12.06.18

 

alla Ruggers Tarvisium

 

il futuro è garantito

 

Si è conclusa, con quest'ultimo week end, una lunga stagione.

In chiusura, i campi del San Paolo sono stati calpestati da una miriade di giovanissimi rugbisti che si sono confrontati, misurando – per quanto possibile – i loro progressi all'insegna soprattutto del divertimento e del confronto delle loro esperienze.

Due giornate certamente intense ed impegnative, ma allo stesso tempo, tutto in campo e fuori, si è svolto in un clima di armonia, di condivisione e pure di gioia.

Grande merito va soprattutto alle società, ai loro dirigenti ed educatori alle loro squadre che, pur venendo da lontano condividono e partecipano assieme a noi questo nuovo metodo di confronto.

Gli arbitri sono stati impeccabili, ci hanno sapientemente guidato nell'equilibrio e nel giusto modo di far giocare i nostri giovanissimi.

Con sapiente mano l'organizzazione ha saputo fluidificare queste due intense e calde giornate, confortando tutti i partecipanti, giocatori e pubblico presente, con ottimo cibo e bevande sempre disponibili. La regia del nostro Minirugby, insieme alla grande competenza della nostra direttrice del torneo, ha saputo coordinare i circa novanta volontari che ci hanno aiutato, tra loro le inossidabili e consuete presenze della clubhouse Tarvisium, gli innumerevoli genitori che hanno offerto con dedizione ed ottimo "spirito" il loro tempo, con i ragazzi della Decima sempre in sostegno al nostro minirugby! Per tutta la durata dei tornei siamo stati in diretta on-line grazie al nostro gruppo comunicazione! 

È stata certo una grande prova, un weekend dal quale abbiamo capito che alla Ruggers Tarvisium il futuro è garantito e ciò, soprattutto nella stagione della vigilia del nostro cinquantesimo anno, è fatto importantissimo!

 

grazie a tutti i protagonisti,

in campo e fuori!

 

Guido Feletti

 

 

presa al volo / n°50

rimbocchiamoci

 

presa al volo / n°50 - 23.11.17


Su quanto accaduto domenica a Padova nel corso di Petrarca-Mogliano di Under 16 si è scritto e parlato molto e ancora se ne farà. Non possiamo però esimerci dal commentare l'accaduto. Un'invasione di campo di genitori durante una partita di giovanili con aggressione violenta non è cosa su cui passarci sopra.

Personalmente penso che sul nostro splendido sport si sia spesa troppa e troppo immotivata retorica, come se il fatto di giocare con un pallone “diversamente rotondo” ci rendesse immuni dai problemi e difetti di altri sport. A volte ci siamo anche resi antipatici, ostentando una superba superiorità di Valori Morali a nostro dire insiti nel nostro DNA, contraddetta troppo spesso proprio dagli addetti ai lavori.

Invece anche il nostro sport, con la cresciuta popolarità e l'allargamento della base, era prevedibilmente destinato a subire il progressivo deteriorarsi dei principi valoriali e sociali di questi tempi, in un paese con scarsa cultura sportiva. Abbiamo finto di non vederlo, convinti di aver nel nostro “organismo” gli anticorpi necessari, che hanno funzionato per decenni ma che ultimamente hanno cominciato a non essere sufficienti.

Così abbiamo tollerato che sempre più dentro e fuori degli spogliatoi si usassero linguaggi bellici, toni epici, enfatizzando il valore della vittoria e della sottomissione degli avversari, molto spesso autorizzando e tollerando incitazioni alla violenza. Cominciando da concetti errati come Rugby Sport di combattimento: chiarisco, il rugby è sì uno sport di confronto e scontro anche fisico, che include anche il combattimento, ma non come ultimo fine e non come fine a se stesso. Il fine è la meta e portare il pallone nella meta avversaria. E ciò comporta anche, ma non solo, lo scontro fisico.

Faccio questa disquisizione perché è importante capire che quando c'è contatto e scontro fisico ci devono essere confini limitati, regole precise e rispettate, rispetto dell'avversario e spirito sportivo, rispetto del arbitro. Il che vuol dire che finita la partita tutto si risolve con una stretta di mano cavalleresca e una pacca sulla spalla. Qualche bella zuffa, qualche Bagarre per dirla alla francese, nell'eccitazione dell'agonismo c'è sempre stata, ma alla fine tutto si aggiustava nel terzo tempo: anche le intemperanze tra tifosi (“Barone” si ricorda bene Colleferro!)

È questo il senso originario del terzo tempo, finita la partita, fuori dagli spogliatoi, tutti amici, davanti ad una birra e ad un piatto di pasta, magari a prendersi in giro allegramente. Bene avete osservato cosa sono oggi i terzi tempi del minirugby e delle giovanili? Una squadra da una parte e una dall'altra, chi esce prima dagli spogliatoi non aspetta nemmeno gli altri per mangiare, spesso nemmeno gli allenatori e dirigenti condividono la tavola….allora che senso ha?
Lo stesso vale per il rispetto dell'arbitro, sempre più siamo costretti a vedere sceneggiate degli allenatori che innervosiscono giocatori e spettatori.

Ma gli episodi di intemperanza dei genitori, le invasioni, il pubblico che offende e assale i giocatori si stanno moltiplicando con preoccupante frequenza e gravità. Anche nei tornei di minirugby assistiamo a scene poco edificanti.
Allora non basta più dissociarsi, condannare e giustamente punire, bisogna cominciare un profondo concreto processo di educazione.

È quindi tempo che le società, i club prima della federazione prendano ad educare in primis i propri tesserati per poi trasmettere valori e comportamenti adeguati alle famiglie e ai genitori (che costituiscono la parte preponderante del pubblico delle giovanili), isolando sul nascere i fenomeni violenti e diseducativi. A partire dal minirugby, dove troppo spesso vediamo episodi di esasperato agonismo e sopravvalutazione della vittoria, dove il valore educativo della sconfitta sportiva ignorato, dove le aspettative genitoriali schiacciano e opprimono i giovani atleti che invece vogliono solo divertirsi e lottare sì per vincere, ma in modo sereno e “leggero”.
Rimbocchiamoci le maniche che c'è tanto da fare, cominciando col fare proposte concrete, come vertici tra società, incontri promossi dal comitato, materiale divulgativo per le famiglie, dibattiti.

 

Sergio Amaglio

 

 

presa al volo / n°49

 

pin in barca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

presa al volo / n°49 - 27.09.17

 

un mio ricordo del Pin

Prima volta che gioco a scopa all'asso insieme col Pin lo avverto che: "ara che mi xogo mato".
Per risposta: "mi no me ne ciava un casso, basta che vinsemo".
Bon, partimo, ad un certo punto ho la possibilità di fare scopa col 10 bello, ma lo lascio correre per vedere se riesco a fare qualcosa di interessante, e difatti verso le ultime mani riesco a fare scopa 3 bello 7 bello e prendo col mio fierissimo 10 bello.
Guardo il Pin con gli occhi pieni di gioia del bambino che ero quando ero uno dei suoi pulcini che allenava a Monigo, lo guardo aspettando che mi dica di essere stato bravo per la finta e controfinta che avevo fatto prima di segnare la meta della vittoria, ma poi ricordo che sempre spalancava gli occhi e come in quella partita di carte, non mi dice bravo, mi dice: "parché no te o gá butá prima, forse no te gá capío, ma mi voio vinsar, parché chi che vinse ofre da bevar, e mi no me piaxe che i me ofra da bevar".


Ora col sennò di poi, penso che: "gnanca mi me piaxe che i me ofra da bevar", puoi andare fiero anche di questo oltre che ad avermi insegnato a "bestemar" come la raccontavi agli amici quando mi presentavi a loro.

Grazie di tutto grande uomo.
Un po' in ritardo, ciao Pin, veglia sempre su di noi.

 

Andrea Vivian

 

 

presa al volo / n°48

coppa

 

presa al volo / n°48

 

grazie campione

 

Trent'anni fa, il 20 giugno 1987, all'Eden Park di Auckland (Nuova Zelanda) gli All Blacks, dopo aver battuto anche la Francia per 29 a 9 alzavano al cielo la Webb Ellis cup, che premiava la squadra vincitrice del 1° campionato del mondo di rugby. Tra quei magnifici giocatori (il mediano di mischia e capitano Kirk, "Buck" Shelford, Micheal Jones, Sean Fitzpatrick, l'apertura Fox, i fratelli Whetton, il centro Stanley, l'estremo Gallagher, la bionda ala John Kirwan, etc) all'ala sinistra della formazione giocò il nostro attuale head-coach e amico carissimo Craig Green. "Tony" in quell'edizione fu, con, 6 marcature, al pari del proprio collega di reparto John Kirwan, il metaman del torneo e particolarmente noi, non più giovanissimi, che abbiamo avuto la fortuna di vederlo giocare e che abbiamo ancora davanti ai nostri occhi i paralizzanti cambi d'angolo della sua corsa, i micidiali anticipi con cui con timing bruciante incrociava le linee di corsa delle difese avversarie, superandole alle spalle e la sua insuperabile combattività difensiva, oggi, nel trentennale di quella stupenda giornata, a nome di tutta la Ruggers Tarvisium – dirigenti, allenatori, giocatori grandi e piccoli, apassionati – vogliamo, ricordandola, fargli ancora i complimenti e moltissimi auguri di buon lavoro e di proficua permanenza con noi.

 

grazie campione!

soprattutto per il valore assoluto

della modestia che ci insegni!



 

presa al volo / n°47

presa 47

 

presa al volo / n°47

 

Ben, Fabio e Johnny

 

Anche quest’anno la fine del campionato coincide con l’addio al rugby giocato di tre nostri giocatori. Tre storie diverse ma egualmente esemplari e significative. Cominciamo da Fabio Franzin, terza linea, classe 86 “sono arrivato in Tarvisium in Under 17, da Silea, e qui sono rimasto per 15 anni, una seconda casa e famiglia per me”, un giocatore bandiera per la Tarvisium che ha vissuto sul campo tutta la fase della crescita societaria. Dalla promozione in giovanile (allora Under 20) dal secondo girone alla Élite, a confrontarsi con Petrarca e Benetton; poi approdato ai seniores protagonista delle promozioni prima in B e poi dopo due tentativi alla A delle ultime due stagioni. “Lasciare il campo è una scelta difficile e sofferta, lo spogliatoio e gli amici, la società hanno fatto parte della metà della mia vita, qua ho vissuto emozioni indimenticabili, è un distacco doloroso ma ormai era diventato difficile conciliare lavoro, famiglia e sport e l’età cominciava a farsi sentire.” Fabio è un po’ riservato e un po’ restio di i parlare di se stesso a differenza di Ben De Jager che è un fiume in piena.
La storia Benjamin De Jager, trequarti centro e ala, nato in Sudafrica 37 anni fa, comincia in Italia da giovanissimo, anche lui diciasettenne, a Catania. La sue qualità non passarono inosservate e ben presto approdò alla Benetton e poi negli ultimi anni a Calvisano e qualche presenza in azzurro. Già due anni fa aveva deciso di appendere le scarpette al chiodo “Il rapporto con i compagni era fantastico e stavo bene, ma quel rugby non mi dava più stimoli” poi la proposta di Mauro Serafin di venire in Tarvisium alla corte di Craig Green mi ha fatto propendere per un’altra stagione, in una realtà diversa “Mai decisione fu più azzeccata, qui ho trovato il rugby che mi piace, quello di una volta, con una squadra di buon livello ma con un ambiente societario familiare e fantastico. Quello che mi piace. Dopo tutto dopo una carriera di giocatore ti restano i ricordi di soltanto qualche sprazzo di partita, ma restano indelebili i rapporti umani, gli scherzi, la convivialità, gli amici. Il vero plus del rugby è la scuola di vita che ti aiuterà nel lavoro, nella famiglia, nei rapporti con gli altri”. Al telefono è un fiume in piena “Questa stagione è stata fantastica, ringrazio la Tarvisium per questa esperienza e i compagni cui do solo il consiglio di aver più fiducia nelle loro qualità. Quando penso a tutto questo mi verrebbe da continuare, ma poi penso al fisico, ai recuperi fisici più dolorosi e difficili con l’età e realizzo che è il momento di chiudere e pensare al lavoro ed al futuro”. Resterà anche lui a Treviso. Li vedremo sicuramente tutti e due in tribuna a tifare per le magliette rosse.
Anche Johnny Sartoretto lascia, approdato alla Tarvisium tre anni fa dopo un passato più che significativo nelle giovanili della Benetton e in eccellenza a San Donà e Mogliano, da noi ha potuto dimostrare le sue qualità solo alla prima fermato per oltre un anno da un doloroso infortunio al piede. Si è rivisto in campo solo nel finale di questa stagione e la sua presenza si è fatta sentire. Noi ci auguriamoci ripensi anche per dare un senso a tutti i sacrifici passati per recuperare dall’infortunio e voglia ancora regalarci e regalarsi un’altra stagione da protagonista.

 

 

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presa al volo / n°52

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  presa al volo / n°52 - 15.06.18   ciao Simo!     Mi ricordo il giorno che sei arrivato al campo accompagnato da tuo papà, il mitico “Pana”. Nei tuoi occhi si vedeva la decisione e la vivacità. Avevi deciso, tu avevi deciso, di venire a giocare con noi,...

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